Battito cardiaco accelerato, tensione muscolare, difficoltà a respirare, sensazione di testa leggera o vista offuscata sono alcuni dei sintomi fisici che possono accompagnare l’ansia. Quando compaiono in modo improvviso o intenso, però, non è sempre facile riconoscerli come parte di uno stato ansioso. A volte è proprio il corpo a farci preoccupare, anche quando non ci sentiamo consapevolmente ansiosi.
A volte, infatti, l’ansia può comparire anche quando non riusciamo a individuare immediatamente che cosa l’abbia attivata.
Questo può portare a chiedersi che cosa stia accadendo, a prestare sempre più attenzione alle proprie sensazioni fisiche e, in alcuni casi, a temere che siano il segnale di un problema di salute.
Ma l’ansia può manifestarsi nel corpo prima ancora che riusciamo a riconoscerla?
L’ansia può manifestarsi nel corpo prima che riusciamo a riconoscerla?
Negli esseri umani l’ansia fa parte dei sistemi fisiologici che si attivano automaticamente in presenza della percezione di una situazione potenzialmente pericolosa e hanno la finalità di permettere all’individuo di attivare una serie di risorse per affrontarla, nel caso in cui la minaccia si rivelasse reale.
L’ansia ha perciò un correlato corporeo ben definito, che può attivarsi anche quando la persona non ha ancora riconosciuto consapevolmente di trovarsi in una situazione percepita come potenzialmente pericolosa.
A livello muscolare può esserci un irrigidimento della muscolatura, che si prepara a reagire, oppure una risposta di immobilizzazione. A livello cardiaco può esserci un’accelerazione del battito. La respirazione può diventare più rapida e meno profonda, la vista può offuscarsi e la testa può essere percepita come annebbiata o leggera.
Queste reazioni possono essere lievi, ma possono anche essere improvvise e molto intense, tanto da far pensare alla persona che stia succedendo qualcosa a livello fisico.
Ad esempio, il battito accelerato può far temere che ci sia un infarto in corso; la muscolatura tesa può contribuire a un forte mal di testa; il respiro accelerato può dare la sensazione di mancanza d’aria e di soffocamento; la vista offuscata e la sensazione di testa leggera possono far pensare di stare per svenire.
Quando un sintomo fisico ci spaventa, l’ansia può aumentare
In presenza di sintomi fisici disturbanti, se la persona non li riconduce a un’attivazione provocata dall’ansia, potrebbe innanzitutto spaventarsi e temere che la sua vita sia in pericolo. Ad esempio, in presenza di un battito cardiaco accelerato, se avesse il timore di avere un infarto in corso potrebbe pensare di stare morendo.
Questo porterebbe a un’ulteriore attivazione dovuta alla paura di morire e quindi a un intensificarsi del sintomo, che potrebbe sfociare in un attacco di panico.
Generalmente, dopo episodi di ansia molto intensi, nei quali la persona non riesce a darsi una spiegazione di ciò che è accaduto, proprio il non sapere cosa sia successo può portare a un’ipervigilanza verso i segnali corporei che potrebbero indicare che la crisi si stia per verificare di nuovo.
Ne consegue una forte attenzione a qualsiasi sensazione esca da ciò che viene percepito come familiare e quindi un aumento del controllo sulle proprie condizioni fisiche. Il tentativo di controllare ogni minima variazione porta con sé un aumento dell’ansia e può contribuire a innescare nuovamente i sintomi fisici dell’ansia, perché ogni minima variazione viene vissuta come la conferma che qualcosa non va.
La persona potrebbe quindi iniziare a controllare frequentemente come si sente, oppure potrebbe evitare quei luoghi o quelle situazioni che ricordano il momento in cui hanno iniziato a manifestarsi i sintomi fisici.
Questi comportamenti hanno lo scopo di far percepire alla persona di avere il controllo della situazione e possono portare a una rassicurazione momentanea. Avere il controllo della situazione è una necessità che viene spesso riferita dai pazienti che hanno vissuto un attacco di panico o un episodio di ansia molto intenso, perché il vissuto del momento in cui si è manifestato l’attacco è proprio quello di non sapere cosa stesse accadendo e di non poter fare niente per affrontarlo, con una perdita di controllo e di agentività molto forte.
Quando gli esami non mostrano una causa organica
In presenza di una sintomatologia fisica, il primo passo da fare è indagare, attraverso gli approfondimenti e gli esami indicati dal medico, se alla base ci sia una causa organica.
Nel caso in cui gli accertamenti medici non evidenzino una causa organica, si può iniziare a indagare se alla base di tali sintomi possa esserci anche l’ansia. L’ansia può essere una delle possibili spiegazioni, ma non l’unica.
Per capire se l’ansia può avere un ruolo nel determinare o influenzare i sintomi è fondamentale ricostruire con il paziente la storia del sintomo: quando è comparso per la prima volta, in quali situazioni si verificava, alla presenza di quali persone, quali strategie utilizza o ha utilizzato per attenuare o contenere il sintomo e cosa stava accadendo in quel momento nella sua vita.
È importante anche osservare cosa accade nel presente: quando si manifesta il sintomo, in quali contesti o relazioni compare, se la persona sente delle emozioni ricollegabili a quelle situazioni o relazioni, quando si intensifica e quando invece si affievolisce.
Ci si può chiedere anche se renda difficile affrontare alcune esperienze o incontrare determinate persone, dove venga percepito nel corpo, se prima che compaia ci siano delle avvisaglie e quali pensieri siano associati alla sua comparsa.
In questo modo l’attenzione inizia progressivamente a spostarsi dal solo sintomo alla storia e al contesto nel quale quel sintomo si manifesta.
In psicoterapia non si guarda soltanto al sintomo
Può capitare che in terapia arrivi una persona preoccupata da un sintomo specifico e molto circoscritto e che la richiesta sia quella di eliminarlo perché le rende difficile un aspetto della vita, ad esempio andare al lavoro, guidare o stare in mezzo alle persone.
Di solito i pazienti arrivano dopo aver già fatto dei tentativi per gestire il sintomo che però non sono andati a buon fine. Spesso sono già stati dal medico e hanno già fatto accertamenti fisici senza trovare una causa organica che spieghi il malessere.
In genere riportano come più “facile” rivolgersi al medico per accertare eventuali cause fisiche piuttosto che rivolgersi allo psicologo per indagare anche possibili cause psicologiche.
Non sempre, infatti, è facile ricondurre una sintomatologia fisica all’ansia. Può accadere che, attraverso l’uso di meccanismi di difesa, la persona non riesca ad avvicinarsi all’emozione che la genera oppure che la situazione nella quale il sintomo si attiva non rappresenti la causa diretta dell’ansia.
Diventa allora fondamentale aiutare il paziente ad aprire lo sguardo, andando oltre il sintomo o la specifica situazione nella quale compare.
Quello che dico sempre è che lo scopo non è quello di eliminare immediatamente il sintomo, nonostante questo sia faticoso da accettare perché il sintomo crea malessere, ma quello di andare a capire come mai si sia sviluppato e quale funzione possa avere.
Un sintomo può infatti avere una funzione in qualche modo difensiva per l’individuo e può rappresentare una modalità che, fino a quel momento, gli ha permesso di affrontare qualcosa di difficile. Per questo, prima di cercare semplicemente di rimuoverlo, può essere importante comprenderne la funzione e dare alla persona la possibilità di individuare e mettere in campo modalità più adattive e funzionali per gestire le emozioni che si attivano in determinate situazioni.
Il sintomo potrebbe anche attenuarsi o scomparire in maniera naturale nel momento in cui la persona riesce a mettere in campo nuove modalità per affrontare quelle situazioni.
Concentrarsi esclusivamente sull’eliminazione del sintomo, senza provare a comprenderne il significato all’interno del funzionamento della persona, può invece lasciare inesplorate le emozioni e le difficoltà che quel sintomo contribuiva a gestire.
Guardare il sintomo con curiosità, non come un nemico
Il sintomo, quindi, non è necessariamente da guardare come un nemico, ma può essere osservato con curiosità per provare a capire che cosa stia gestendo e con compassione, perché può essere stato utile fino a quel momento per affrontare situazioni che per la persona erano disturbanti e per le quali non aveva ancora a disposizione risorse alternative e più adattive.
Questo non significa ignorare il malessere che il sintomo provoca, né attribuire automaticamente all’ansia un sintomo fisico. Significa, una volta effettuati gli opportuni approfondimenti medici, provare ad allargare lo sguardo e chiedersi non soltanto come farlo scomparire, ma anche che cosa stia accadendo nella propria vita e quale significato possa avere quel sintomo nella propria esperienza.
Quando può essere utile chiedere aiuto?
Quando i sintomi fisici e la preoccupazione che li accompagna iniziano a condizionare la quotidianità, le relazioni o alcune attività, può essere utile provare a comprendere ciò che sta accadendo anche da un punto di vista psicologico.
Un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio nel quale ricostruire la storia del sintomo e provare a comprenderne il significato all’interno della propria esperienza.
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