Ho scelto l’approccio psicodinamico per l’importanza che attribuisce alle relazioni che viviamo e al nostro mondo interiore, che influenza il modo in cui affrontiamo le diverse situazioni che la vita ci pone davanti. In quest’ottica assumono particolare importanza le emozioni, gli aspetti meno consapevoli di noi e gli schemi che abbiamo interiorizzato attraverso le nostre esperienze.
È un modo di intendere la psicoterapia nel quale mi riconosco, perché permette di guardare al sintomo non soltanto come qualcosa da ridurre o eliminare, ma anche come qualcosa da comprendere: che significato ha per quella persona? Come si inserisce nella sua storia? Quale funzione può avere acquisito nel tempo?
Se vuoi conoscere meglio il mio percorso professionale e la mia formazione, puoi leggere la pagina Chi sono.
Cosa significa per me lavorare con un approccio psicodinamico
Nel mio lavoro questo si traduce in un’attenzione particolare al mondo interiore e relazionale della persona. Cerco di comprendere insieme al paziente le emozioni che accompagnano e guidano alcuni comportamenti, i bisogni che lo muovono, il suo modo di leggere ciò che accade e di entrare in relazione con le persone della sua vita.
Non tutto ciò che influenza il nostro modo di agire, però, è immediatamente riconoscibile. Alcuni aspetti possono essere meno consapevoli e manifestarsi attraverso emozioni, comportamenti o modalità relazionali che tendono a ripetersi. Nel lavoro terapeutico possiamo provare a osservarli insieme e, poco alla volta, a riconoscerli con maggiore consapevolezza.
L’attenzione non è rivolta soltanto a ciò che accade oggi, ma anche alle esperienze e alle relazioni del passato, quando queste aiutano a comprendere il modo in cui la persona vive il presente e costruisce le proprie relazioni.
La relazione terapeutica
Nell’approccio psicodinamico anche la relazione che si costruisce tra paziente e terapeuta ha un valore importante. Per me significa costruire una relazione nella quale la persona possa sentirsi ascoltata e accolta, e nella quale sia possibile esplorare insieme anche quegli aspetti di sé che possono essere più difficili da riconoscere o da esprimere.
La relazione terapeutica può diventare così anche un’occasione per osservare alcune modalità relazionali che la persona tende a mettere in atto nella propria vita e per comprenderne meglio bisogni, aspettative ed emozioni.
È all’interno di questa relazione che può esserci spazio anche per qualcosa di diverso: fare esperienza di un rapporto nel quale i propri bisogni e vissuti possano essere riconosciuti, ascoltati e compresi, aprendo gradualmente alla possibilità di costruire modalità nuove di stare in relazione con sé stessi e con gli altri.
Comprendere il sintomo, non soltanto eliminarlo
Nell’approccio psicodinamico il sintomo non viene considerato soltanto come qualcosa da ridurre o eliminare. Può essere anche un segnale da ascoltare e comprendere, perché può raccontare qualcosa della persona, della sua storia e del momento che sta vivendo.
Mi piace pensare al sintomo come a un messaggero: qualcosa che, in alcuni momenti, può dare voce anche ad aspetti di noi che facciamo fatica a riconoscere o a esprimere. Per questo, nel percorso terapeutico, cerchiamo insieme di comprenderne il significato: quando è comparso, in quali situazioni si manifesta, come si inserisce nella storia della persona e quale funzione può avere assunto nel tempo.
Comprendere non significa però lasciare il sintomo così com’è. Significa provare a capire anche ciò che esprime, per poter costruire modalità più funzionali, nel presente, di affrontare ciò che la persona sta vivendo.
Diventare più consapevoli di sé
Il percorso terapeutico può aiutare a diventare più consapevoli del proprio modo di sentire, pensare e stare in relazione con gli altri. Comprendere alcuni meccanismi che tendono a ripetersi, riconoscere i propri bisogni e dare un significato a ciò che si sta vivendo può aprire alla possibilità di affrontare le difficoltà in modo diverso.
Per me il cambiamento passa anche da qui: non dal diventare una persona diversa, ma dal conoscere meglio sé stessi e avere una maggiore possibilità di scegliere come affrontare ciò che accade, invece di ritrovarsi ogni volta dentro modalità che sembrano ripetersi automaticamente.
Se desideri maggiori informazioni o vuoi valutare l’inizio di un percorso, puoi contattarmi qui.
Per approfondire
Leichsenring F., Abbass A., Heim N., et al. (2023). The status of psychodynamic psychotherapy as an empirically supported treatment for common mental disorders – an umbrella review based on updated criteria. World Psychiatry, 22(2), 286–304. DOI: 10.1002/wps.21104.
Leichsenring F., Luyten P., Hilsenroth M.J., et al. (2015). Psychodynamic therapy meets evidence-based medicine: a systematic review using updated criteria. The Lancet Psychiatry, 2(7), 648–660.
Abbass A.A., Kisely S.R., Town J.M., et al. (2014). Short-term psychodynamic psychotherapies for common mental disorders. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2014(7), CD004687. DOI: 10.1002/14651858.CD004687.pub4.
